10 ottobre 2015

11 ottobre 2013 - Muore il criminale nazista Erich Priebke



















Erich Priebke (Hennigsdorf, 29 luglio 1913 – Roma, 11 ottobre 2013)

E' stato un militare tedesco, capitano delle SS durante la seconda guerra mondiale in Italia, condannato all'ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.

Nato a Hennigsdorf, una piccola cittadina tedesca a nord ovest di Berlino, sin da adolescente, a causa della prematura morte dei suoi genitori, Priebke fu cresciuto principalmente da uno zio e iniziò molto presto a lavorare, per guadagnarsi da vivere, come cameriere prima a Berlino, poi a Londra, ed infine a Sanremo.

Poco dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, firmato cinque giorni prima a Cassibile, la Wehrmacht assunse il controllo effettivo della città di Roma e, fin dai primi giorni vari gruppi di resistenza formati da civili si costituirono nella capitale, intenzionati a reagire con le armi e con azioni che avessero un forte valore simbolico.

Con questo obbiettivo, il 23 marzo del 1944, un gruppo di partigiani dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) della brigata Garibaldi preparò un attentato contro un reparto di coscritti appartenenti alla Terza compagnia del Polizeiregiment "Bozen" interamente composto da reclute altoatesine. Una bomba di 18 chili collocata nel carrettino da spazzini esplose nel momento preciso in cui il battaglione percorreva via Rasella, provocando la morte di 33 soldati.

Dopo l'attentato, su ordine di Adolf Hitler e come rappresaglia per l'agguato di via Rasella, Kappler ordinò le esecuzioni di ostaggi italiani (nel numero di dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso), da fucilare nelle cave delle Fosse Ardeatine, nei pressi della capitale dove i condannati arrivarono intorno alle ore 15 del 24 marzo e dove, condotti nelle grotte a gruppi di cinque, vennero trucidati con dei colpi di fucile alla nuca.[6]Al termine dell'esecuzione di massa l'entrata delle cave venne fatta esplodere.

Le persone uccise alla fine furono complessivamente 335, cinque in più rispetto al numero stabilito dallo Stato Maggiore tedesco e dovuto ad un errore dello stesso Priebke che "preposto alla direzione dell'esecuzione e al controllo delle vittime, nella frenetica foga di effettuare l'esecuzione con la massima rapidità, non s'accorse che esse erano estranee alle liste fatte in precedenza." Tra le vittime dell'eccidio ci furono anche malati, vecchi, minorenni, oltre a 75 ebrei romani.

Oltre a partecipare alla fucilazione"cagionando direttamente la morte di due persone", come vice comandante del quartier generale della Gestapo a Roma, Priebke redasse personalmente la lista di coloro che sarebbero stati uccisi. Trascorse l'intera notte prima dell'eccidio a scorrere i registri in cui erano schedati i sospetti fiancheggiatori delle forze di Resistenza e, per rastrellare gli ostaggi considerati "meritevoli di morte" arrestò anche diversi prigionieri politici precedentemente incarcerati con deboli prove a loro carico e in base agli accordi precedentemente presi da Kappler con i suoi superiori.


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